Bruno Zanin

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Bruno Zanin è nato a Vigonovo, nella campagna veneta, in una famiglia di contadini, studiò fino alla terza media in un collegio di Novi Ligure, gestito da un prete, successivamente, condusse una vita movimentata ed ebbe un’adolescenza travagliata, fu ribelle e sperimentò il carcere minorile e la depressione.

Nel 1967 fugge dal riformatorio di Venezia e conosce Edward Melcarth, pittore e scultore americano e per il quale poserà come modello, grazie a lui conobbe la mecenate americana Peggy Guggenheim.

Nel 1968 lasciò Venezia e in autostop girò l’Europa, nel 1972 si fermò a Lipari fino al 1973 quando capitò a Cinecittà, fu qui che venne notato da Federico Fellini che gli chiese di interpretare il Titta di Amarcord.

titta-amarcord

Fu scelto da Luca Ronconi per recitare in due commedie di Goldoni, fu convocato al Piccolo Teatro di Milano da Giorgio Strehler, notato da Jean Louis Barrault, ha lavorato con Marco Sciaccaluga, Gianfranco De Bosio, Sandro Sequi, Alfredo Arias, e tra cinema e teatro prese parte a film, commedie teatrali e sceneggiati televisivi di registi italiani e stranieri come: Giuseppe Ferrara, Marco Tullio Giordana, Giuliano Montaldo, Franco Brusati, Luigi Faccini e Lina Wertmüller.

Nel 1992 lasciò la carriera di attore per aprire un altro capitolo della sua vita con la carriera di giornalista radiofonico per Radio Due, per tre anni fu inviato di guerra in Bosnia ed Erzegovina, collaborando per Radio Vaticana, fu responsabile della ONG Emmaus International dell’Abbé Pierre e si impiegò per gli aiuti umanitari nella città di Gradačac, scrisse per il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana, Der Spiegel.

Dopo la guerra si ritirò a Castel di Tora dove si dedicò alla scrittura e nel 2007, dopo dieci lunghi anni, pubblica “Nessuno dovrà saperlo” per Tullio Pironti Editore; opera autobiografica che ottenne la menzione speciale al premio letterario città di Latisana per il Nord-Est, esso fu tradotto e pubblicato anche in spagnolo da Trotta editorial (Madrid).

Un racconto aspro e crudele, dell’infanzia travagliata e inquieta di Alessandro, figlio di una famiglia povera, numerosa e di contadini veneti, a nove anni fu mandato a studiare in un istituto religioso, dove fu vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote missionario.

Rinuncia a farsi prete, una decisione che lo porta a scontrarsi con la famiglia, seguono ulteriori abusi da parte di un amico del padre, vive successivamente un’esperienza manicomiale e il tentativo di suicidio.

Inizia la sua vita “On The Road”, è il periodo del ’68.

“Nessuno dovrà saperlo” racconta di scandali e pedofilia legati alla Chiesa, anche se si riconoscono le azioni più intransigenti intraprese da un’attuale Chiesa più vigile e meno tollerante.

Bruno ha due figli, Francesco e Fiorenzo e vive in una baita tra i boschi a Vanzone con San Carlo, paesino delle Alpi, in Piemonte, dove si occupa del suo pezzo di terra che coltiva con metodi biologici. Il resto del tempo viaggia, zaino in spalla, macchina fotografica e favorisce il cammino ai mezzi e si ferma dove trova ospitalità nelle fattorie WWOOF (World-Wide Opportunities on Organic Farms).

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