I cappelletti alla corte di Sigismondo Pandolfo Malatesta

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CAPLÉT E TURTLÉIN
I caplét, dòp e canoun
l’è la pió bèla inventioun
i j’ à invantè iquè in Rumagna
du ch’is fa e du ch’is magna.
J’è ste lór, i Malatesta,
una dmènga per fè fèsta,
ma la faza di purétt,
i s’ è mes a fè i caplét.
Sigismänd sa de capón,
baghìn, vidèl, furmai bòn,
òvi freschi e dl’ arcòta
u j’á fat per la su Isota.
A Bulagna ij fa pió znéin,
per putei ciamè turtléin,
e i j’ impness ad murtadèla
furmai e cherna ad vidèla.

Ivano Aurelio Muratori

Merita di essere segnalata questa bella poesia del cittadino riminese Ivano Aurelio Muratori. Breve ma sufficientemente esauriente ad esaltare questo grande capolavoro gastronomico romagnolo, che sono i nostri cappelletti. Ma l’ aspetto più originale di questi versi è l’ amore di Sigismondo per Isotta che per la prima volta viene manifestato in modo semplice e casareccio a suon di mattarello, per la sfoglia, e con un bel cappone per il brodo ed il ripieno.
Storicamente sappiamo che il grande signore di Rimini per la sua amata ha fatto di tutto sino al punto di mettersi contro ai Papi costruendo per lei quel tempio ( definito a quei tempi dagli stessi francescani) profano che è veramente un inno all’amore alla sua amata amante, e poi moglie, Isotta.
Per fare i “caplét” Sigismondo non sarà sicuramente ricorso alle consulenze dei grandi artisti, scultori e storici quali Matteo de’ Pasti, Agostino di Duccio o l’Alberti ma secondo i consigli del suo saggio di corte Lionello d’Este sarà andato ad imparare il modo di farcirli e chiuderli manualmente da qualche autentica arzdora di qualche suo fondo del contado attorno alla sua Rocca riminese
Peccato che il Tempio non fu mai completato ma anche nella sua incompiutezza resta per Rimini
una grande opera storico culturale invidiataci in tutto il mondo.
E i “caplét”!? Non sono da meno. Pensate potenza del “Sol Levante”!

Giorni fa, mentre passavo per Via Dante, un giapponese, che stava fotografando la facciata esterna del Tempio , mi ha chiesto:

-Dove tlovale listolante pel mangiale i caplét di Sigismondo del Linascimento Liminese ?-

…Me par no savè ne lez e ne scriv à lò mande da la Zelinda….
Carlo Morigi

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