La Bugheda

Ricerca aziende, ristoranti, professioni e spiagge in Romagna

“Ogni due mesi diventava un’impresa accendere il fuoco della fornacella di pietra o Fugon, far bollire secchi e secchi d’acqua dal pozzo (o dalla fonte anche lontana) per il calderone di rame e fare il bucato.

I mastelli di legno andavano bagnati prima, affinché le doghe si rinsaldassero, poi la biancheria vi era sistemata secondo i colori a strati. Quando l’acqua bolliva vi si buttava la cenere del focolare, poi si rimestava con un bastone questo liquido grigiastro denominato lisciva*.

Questo composto si riversava sulla biancheria avendo cura di interporre un riquadro di tela grossolana che fungesse da filtro (la cenere non doveva venire a contatto col bucato). Il mastello, di forma troncoconica, posto su un cavalletto di legno a forma di croce recava sulla base un foro chiuso da un grosso tappo di legno.

Dopo alcune ore si toglieva il tappo al mastello e tutta la lisciva fuoriuscita si rimetteva nel pentolone aggiungendo altra acqua. Si ribolliva il tutto e si riversava sulla biancheria.

In genere questo travaso si ripeteva almeno tre volte prima di lasciare il bucato in ammollo (un’intera notte). Si usava coprire il mastello con assi e sopra porre altri panni per impedire al ” besmoi”( acqua + lisciva ) di raffreddarsi rapidamente.

Il mattino seguente si toglieva nuovamente la lisciva dal mastello grande, la si metteva in un altro più piccolo aggiungendovi acqua calda per i capi colorati. Sulle doghe si poneva un’asse da lavare e mediante spazzole di saggina la massaia strofinava e sbatteva i panni precedentemente insaponati col sapone (di Marsiglia).

Le donne, a due a due, con un paletto posto di traverso sulle spalle (basto), trasportavano la biancheria al lavatoio pubblico o al canale per procedere ad un lungo risciacquo.

Al ritorno la biancheria veniva posta a gocciolare ed infine distesa sui fili ad asciugare. Nella bella stagione la “Bugheda” si stendeva sull’erba bagnata di rugiada e la si esponeva all’azione sbiancante del sole o dentro casa per l’ultimo atto che era la stiratura.

“Tutto questo in ogni stagione, col caldo e col freddo. “Pensare che c’erano donne che si offrivano per pochi soldi e companatico per questi lavori…i polsi fasciati per evitare la corrosione della lisciva, le mani gelate….”

 

 

Fonte: digilander.libero.it/nerina1/pag10.htm

Potrebbero interessarti:

Ecli L'Om
Dialetto e tradizioni

Ecli L’Om

Poesia e foto di Luciano Monti ” ECLI L’OM…” ( Ecce Homo ) UN STRID UN BES E UNA CAREZA ISE’ AD L’OM L’E’ PAS LA GIUVINEZA UN VIAZ TRA INSOGNI AFAN E TENT DULUR PER ARIVE’ UN DE AD

LEGGI TUTTO »
E galòz
Dialetto e tradizioni

E galòz

“ E galòz “ Un galòz a t’un panir L’era un po cl’eva i pansir Sche tvajul d’quadret sla cresta Zemp lighedi ad che de ad festa Ma cla fira ad Murzen Ch’un pruves po gnenca un chen sota e

LEGGI TUTTO »
CUNTANTEZA - CONTENTEZZA
Dialetto e tradizioni

CUNTANTEZA – CONTENTEZZA

Questa mia poesia-racconto scritta nella mia unica lingua del cuore: il dialetto (con traduzione in italiano per i più bisognosi), è dedicata a chi si sente ancora bambino, e rivive come me, ogni tanto la sua gioiosa infanzia… av salut

LEGGI TUTTO »
Mosconi di una volta
Dialetto e tradizioni

Vènèr sèt Nuvèmbre

Vènèr sèt Nuvèmbre (Venerdì sette Novembre) ——— L’àj còt e’ póza tre dè da la boca e da e cúl òt!. (L’aglio cotto puzza tre giorni dalla bocca e dal culo otto!.… ———- L’àqua la fà malé,e’vèin e fà cantè!.

LEGGI TUTTO »
Torna in alto
Ristorante la Cappa Rimini