L’Anfiteatro

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anfitetro rimini maurizio montanariLa storia dell’Anfiteatro Romano di Rimini, le cui vestigia possiamo vedere a fianco di via Roma, fu turbolenta. (Foto della collezione di Maurizio Montanari)

Con l’arco d’Augusto e il ponte Tiberio è la testimonianza romana dell’importanza di ARIMINUM; prima ancora del turismo balneare e della calata delle “tugnine”, (le nordiche in generale ma specificatamente le turiste tedesche) la colonia di diritto latino aveva assunto un importante ruolo; era diventata un centro e un nodo viario – dalla nostra città avevano inizio le vie consolari Flaminia che la collegava con la capitale Roma (220 a.C.), la via Emilia con Piacenza (187 a.C.), e la via Popilia con Adria o Aquileia (132 a.C.)- di primissimo rilievo, così come l’importanza del porto per i collegamenti con la Dalmazia.

Importante centro fortificato, sicuro sbocco portuale e primario caput viarum, Ariminum è ormai, tra il II e il I secolo a. C., una città attiva e florida che pratica l’artigianato e il commercio; nel 90 a.C., al termine di un processo di ascesa politica ed economica di quasi due secoli, Rimini cessa di essere una colonia di diritto latino e diventa municipio romano; i suoi abitanti sono parificati ai cittadini di Roma.

Vista l’importanza assunta dalla città, l’imperatore Adriano nel II secolo d.C. fece costruire un anfiteatro in zona isolata, vicino al torrente APRUSA (Ausa) e in prossimità del litorale, di notevoli dimensioni paragonabili al Colosseo di Roma.

La sua costruzione avvenne fra il 119 il 138 d.C. come dimostrato da una medaglia rinvenuta nella sua muratura. Fu senza dubbio uno tra i più imponenti della regione (poteva contenere dai 12mila ai 14mila spettatori), oltre ad essere il solo parzialmente superstite in Emilia Romagna.

Costruito in laterizio, di forma ellittica, misurava m. 118 per 88 ed era formato da quattro anelli concentrici.

L’arena dove avevano luogo i giochi misurava 76,40 x 47,40 m., quasi uguale a quella (77 x 46,50) del Colosseo. L’altezza era di m. 16-17. Il portico esterno si componeva di 60 arcate; ne sono ancora visibili due inglobate nelle mura.

Le disgrazie per il povero anfiteatro non erano ancora terminate: nel Medioevo la zona dove si trovava venne lasciata in stato di abbandono totale circondato da poveri orti e vicino ad un lazzaretto.

L’ultima guerra ha dato la spallata definitiva alla costruzione, perché con lo sviluppo della città l’anfiteatro si era venuto a trovare vicino allo scalo ferroviario, punto sensibile per i bombardamenti aerei; nel primo dopoguerra l’area dell’anfiteatro fu destinata a deposito di macerie e su gran parte di essa sorse il CEIS (Centro Educativo Italo Svizzero).

E’ stato grazie agli studi dello storico riminese Luigi Tonini (1807-74) – lo stesso che aveva affermato che sotto Piazza Ferrari ci fosse la presenza di una villa romana poi tornata alla luce e nota come la Casa del Chirurgo – che oggi possiamo visibilmente vedere, anche se solo molto parzialmente, l’Anfiteatro di Adriano.

Nel 1843, con i primi scavi i resti della costruzione furono riportati alla luce; scavi ripresi nel periodo 1926-35. Solo negli anni ’60 dello scorso secolo fu attuato un vero programma di restauro e fu dato un certo valore alla struttura e all’area circostante.

Purtroppo non è realizzabile lo scavo completo perché su quell’area esistono delle costruzioni che verosimilmente oggi non si possono abbattere.

Oggi sono riconoscibili solo alcune parti: i muri dell’arena, uno degli ingressi principali e qualche accesso alle balconate; poca cosa rispetto all’antica maestosità del monumento.

Guido Pasini

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