Lucciole sì, lucciole no!

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Mi è capitato più volte questi giorni di parlare delle “lucciole”, non quelle dei campi di grano, che di notte si trovano nei pressi del viale Matteotti sotto i pini proprio vicino a casa mia.

Non mi hanno mai dato fastidio, è chiaro, ma per molti, ora che arriva il pieno dell’estate, il problema c’è. Lucciole sì, lucciole no! Mai avuto esperienze dirette con loro ma le ho incontrate spesso durante i miei viaggi in tutto il mondo e ho sempre ascoltato le loro storie e ho imparato a rispettarle.

Lucciole, prostitute, sì, puttane no. Gran brutta parola. Anche Fellini le trattava con rispetto. Una conversazione che ho avuto in in treno, mi ha ispirato questo racconto.

Vero, e la verità ha sempre una sua bellezza. Il tema è molto attuale, soprattutto a Rimini e ora.

Ecco il racconto:

Due simpatiche signorine.

Il treno che parte da Bologna tardi nella notte è pieno di gente un po’ strana, cioè diversa da quella che puoi trovarti come compagna di viaggio durante il giorno. Per me la gente in verità, poi, non è mai strana, è semplicemente diversa, originale, se stessa.

Siamo tutti frutti di numerosi innesti che per migliaia di anni hanno perpetrato la specie del genere umano universale e prodotto le nostre piccole ma preziosissime vite individuali.

Non era dello stesso avviso l’uomo che ha aperto la porta dello scompartimento quasi di corsa e spaventato e uscendo fuori mi ha fatto un segno strano, questo sì, come per indicarmi sgranando gli occhi per la sorpresa, che dentro c’era qualcuno non desiderabile, almeno per lui.

Io sono entrato ugualmente e mi sono seduto sulla poltrona di destra, essendo quelle a sinistra occupate da due signorine, colorate, ma non di colore, un po’ più che eccentriche.

Mi hanno subito apostrofato con una divertente domanda, con un tono di sfida perentorio spiritoso e insolente allo stesso tempo.

  • “E adesso scappa via anche lei per la paura come ha fatto il signore che se ne è appena andato?”
  • “No di certo senza una buona ragione impellente! Al contrario sarò ben felice di fare la vostra conoscenza. Mi piace la gente, tutta, e da tutti credo di avere qualche cosa da imparare.”
  • “Allora andremo d’accordo, perché lei è una persona libera”.

Detto questo mi premuro disinvoltamente di dare loro una furtiva occhiata. Le due avevano sulle ginocchia una larga scatola – doppia razione credo – di patatine fritte da dove spuntavano alcuni pezzettini di pollo.

Mangiavano di gusto, come se avessero un po’ fretta e spiritosamente si imboccavano a vicenda più per ridere che per una reale necessità.

  • “Vuole mangiare con noi se non si vergogna di sedersi al nostro sacro desco?” Mi dice una.
  • “Sacro desco? Ma che lingua parlano queste due!” dico io dentro di me.

Comunque accetto subito l’invito e dico di si, quasi divertito. Figuriamoci se mi vergogno o se ho paura o soggezione. Io mangio tutto e dappertutto in tutto il mondo – e anche con le mani se è necessario – dove come in oriente e soprattutto in Sri Lanka mangiare con le mani è una regola addirittura del galateo.

L’altra mi porge un’anchetta di pollo che afferro delicatamente.

  • “Le patatine se le serva da solo.”

Soggezione io? Macchè! Nello Yemen mangiavo dalla ciotola comune di squadre di muratori che pasturavano tutti a piene mani affondando le dita nel gigantesco ciotolone comune.

E anche il boccale con l’acqua faceva il giro di dieci bocche prima di arrivare alla mia. Intanto continuo a guardare le due signorine ma penso di avere intuito da subito che sono singolari.

  • “Grazie per l’ospitalità” dico io “e poiché saremo compagni di avventura per qualche tempo posso chiedervi dove state andando?”
  • “A Rimini per lavorare… si… lavorare! Di notte.”
  • Lo dicono ridendo, ma non sfacciatamente! “Anzi”
  • – continuano- “ora dobbiamo già cominciare a prepararci. Crede di avere capito cosa facciamo?”
  • Rispondo a tono: “Forse sì, ma non c’è niente da capire. Siete oneste e sincere. Anzi vi farò delle domande, curioso di dialogare con voi.”

Simpatia per simpatia, sincerità per sincerità so già che non sarà Il dialogo delle Carmelitane. Ma questa per me può essere anche una bella esperienza.

  • “Abbiamo molti clienti a Rimini, già ci aspettano! Siamo due brave ragazze e non ci chieda perché lo facciamo. Forse per destino, forse una tragica fatalità o forse per soldi. Non necessariamente per voglia. O forse per disperazione. Guardi che abbiamo anche studiato. Niente ragazze madri o figlie disperate della povertà o della penuria. Queste sono bugie che vogliamo risparmiarle. Lei è una persona educata e gentile e pertanto con lei saremo educate e gentili anche noi. Non siamo qui per irretirla. Lei sembra capire molte cose…”

Non ho bisogno di sfarfugliare parole perché so già che cosa voglio dire.

  • “Potreste essere due mie ex alunne di scuola perché io sono professore, anche le signorine della notte sono state alunne di qualcuno e hanno avuto un professore.”

Parto subito con una domanda diretta.

  • “Siete trattate bene dai vostri clienti?”
  • Una risponde indicando l’amica. “Lei ha anche un prete, un magistrato e un militare. Io un avvocato un maestro e due agricoltori e anche padri di famiglia. Questi vengono da noi quando sono nervosi o preoccupati o depressi e sconsolati. Fatto il fattaccio sappiamo che tornano a casa più sereni e tranquilli dalle loro mogli per essere gentili e amorevoli con loro. A volte io credo di esercitare addirittura la funzione di una crocerossina o di una assistente sociale. Le sembra una affermazione azzardata?”
  • “No in Germania sono considerate proprio così” intervengo io.
  • “Ma lei ha anche due contadini che non fanno niente, ma desiderano solo vederla nuda, non la toccano nemmeno!”
  • Rimango leggermente imbarazzato per la confessione di questo particolare. Le dispiace se procediamo con i nostri impegni. Riprende una, Io rispondo con un… “fate pure… non preoccupatevi… mi sto anche divertendo.”

Ed ecco che afferrano un grosso cofanetto, lo aprono ed estraggono un beauty case con rossetti, lacche, boccettine di Rimmel, scatoline di cipria e oggettini del genere.

Cominciano a truccarsi, a vicenda, le ciglia lunghe che diventano sempre più lunghe, il mascara intorno agli occhi e alle pupille, fondotinta e tanto qua e là… Io che le guardo divertito matto… una che mi fa l’occhiolino per avere la mia approvazione ma in modo ironico non volgare… e che insieme poi mi chiedono se possono per un attimo cambiarsi d’abito facendomi rimanere di stucco.

Di stucco come un passeggero che fingendo di cercare nel corridoio qualcuno che non esiste e che va avanti e indietro per buttare un occhio curioso sulla nostra scena.

Si sfilano l’abito che indossano in un attimo per sostituirlo con una minigonna veramente mini. Da un’altra borsa estraggono come un prestigiatore da un cilindro magico due scarpette da Cenerentola argentate e luminose con tacco vertiginoso e ridendo esclamano…

  • “Voilà Siamo pronte ormai… siamo quasi arrivate.”

Colpo di scena finale davvero miracoloso. Tirano fuori ancora due parrucche, una bionda e una mora con capelli lunghi l’una e una frangetta corta sulla fronte l’altra e le calzano in un baleno.

Ecco, Cleopatra e la regina di Saba, fantastiche creature, luminose e risplendenti, si come due lucciole, sì, le lucciole della notte.

  • “Possiamo darci la mano per salutarci?”
  • “Certo” – dico io – “e vi faccio anche gli auguri. A ognuno il suo destino a voi il vostro!”
  • “Si, – ma non è che non ne paghiamo lo scotto, non è vero che sono tutti gentili e teneri come lei. Lei è un po speciale.”

Ecco il congedo con un tono per la prima volta un po’ malinconico. Alla stazione non sono corso via di corsa, ho aspettato che fossero loro a scomparire dietro l’angolo.

Sono tornato a casa perplesso cercando di dare una risposta a ciò che avevo visto. L’ho cercata ma non l’ho trovata. Troppe le domande e i perché che mi frullavano nella mente.

Meglio così. Si può essere gentili e aiutare gli altri piuttosto che giudicarli severamente o dar loro casuali buoni consigli… anche semplicemente ascoltandoli con attenzione e rispetto e poi ignorandoli con l’indifferenza se proprio non li vogliamo perché non ci piacciono pur di lasciarli liberi di vivere come vogliono loro…

Giorgio Mazzotti

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