IL GARBINO (riflessioni “ariose”)

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Il Libeccio (proveniente dalla Libia), è un vento caldo che spira da Sud-Ovest, quindi per chi si trova sull’Adriatico, proviene “da terra” (si dice anche da dentro). In alcune località del tirreno è chiamato Africo data la sua provenienza, l’Africa. Sulla costa adriatica dal Veneto alle marche, viene chiamato “Garbino” (il suo nome, deriva dall’arabo Gharbi, così chiamato dai saraceni e trasmesso a noi durante le loro scorribande piratesche sulla nostra costa). E’ anche indicato come vento portatore di pioggia.
Infatti i nostri vecchi marinai, sostenevano che: “il Garbino, non muore mai in mare”, intendendo con ciò, che a seguito di quel vento, solitamente giunge il mal tempo con burrasca, provocati dal vento di ritorno. Ai tempi della navigazione a vela, era considerato un vento molto temibile per i nostri pescatori. Infatti con il tipo di vele disponibili in quei giorni, era molto difficile “risalirlo” (andatura controvento), cosa ora possibile con l’utilizzo delle vele latine (triangolari) che permettono “bordeggiando”, di avanzare controvento (avanzare a zig zag, cambiando continuamente di bordo). Infatti in quelle condizioni di vento, per esempio, molte imbarcazioni che salpavano dal porto di Rimini, riuscivano a rientrare con difficoltà nei porti di Cesenatico oppure di Cattolica, causa la deriva dovuta al vento contrario (faccio presente, che a quei tempi non esistevano comunicazioni radio). Con il Garbino non si usciva a pesca, ma se si veniva sorpresi mentre ci si trovava al largo, essendo privi di motore, come detto le difficoltà per rientrare erano notevoli. I marinai dovevano, per quanto possibile a quei tempi, conoscere le condizioni atmosferiche e le previsioni a breve termine. Per questo motivo, ancora oggi, i turisti si rivolgono ai marinai per avere informazioni in merito (forse ora non più).
Per quanto detto, si può immaginare la forte preoccupazione dei famigliari, quando il sopraggiungere del Garbino, sorprendeva i propri cari al largo. Si vedevano donne sulla spiaggia, guardare l’orizzonte sperando di scorgere in lontananza una vela rientrare, con il vento che spingeva verso il largo. Quante notti insonni per i famigliari. A questo proposito riporto una strofa compresa nella bella canzone cantata da Claudio Villa dal titolo: “Alba sul Mar”.
S’affaccia una donna a guardar
con ansia l’azzurro del mar
prega gli Angeli tutti gli Angeli
per la vita del suo marinar.
Sembra poi, che il garbino influisca anche sul nostro umore, infatti si dice: “Oggi sento il Garbino”. Oppure: “sono uscito perchè in casa mia tira il Garbino (Quando la moglie è arrabbiata). Oppure ancora. “ha il Garbino nella testa”. Poi non si svina quando spira questo vento, altrimenti il vino inacidisce. Per questi motivi, è l’unico vento al quale si attribuisce il termine dispregiativo: “Garbinaccio”. “E tira un garbinazz”!!!!
Testo di Filippo Vannini
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