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Fare la merenda a metà pomeriggio per noi bambini era una prassi irrinunciabile.

Allora abitavo in via Monte Titano e frequentavo la scuola elementare dalla Maestre Pie dell’Addolorata, in via Santa Chiara. La scuola era a tempo pieno: rincasavo verso le quattro del pomeriggio. Ricordo la mamma che mi aspettava con la merenda pronta.

Nelle giornate fredde ci accoglieva (me e i miei fratelli) con le patate americane cotte nell’acqua, ancora bollenti (la patata dolce che per quei tempi era una novità). Con quelle ci riscaldavamo le mani e lo stomaco.

Ma la merenda che mi è rimasta nella memoria e che è sempre stata per me la più gradita era: pane, vino e zucchero. Mamma tagliava in due una pagnottina di pane comune simile alle odierne mantovane, con un cucchiaio le bagnava con il vino rosso, che in altra epoca ho conosciuto chiamarsi sangiovese, e le cospargeva coprendole di buon zucchero.

Sotto i denti, il morbido pane, lo scricchiare dello zucchero e il sapore del vino creavano un perfetto connubio; anche oggi qualche volta ripeto quel rito, ma non riesco più a ritrovare il piacere di quei tempi; forse perchè oggi non riesco più ad assaporare la gioia di quei semplici sapori contaminati dal moderno modo di vivere.

Quella merenda è stata per me e i miei fratelli il primo approccio col vino.

Ricordo il nonno che a tavola diceva: dai un goz ad vein, ma che burdel.

Penso che la mamma, prima di bagnare il pane, allungasse il vino con un po’ d’acqua.

Giudo Pasini

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